Il capoluogo lombardo ha riaffermato il proprio ruolo di capitale strategica del sistema moda globale accogliendo il 14 aprile scorso, nella cornice unica e suggestiva di Palazzo Lombardia, l’incontro internazionale “The New Retail Culture”, un evento di alto profilo promosso da Fashion Link Milano, il progetto che integra in un’unica visione strategica le sette fiere del settore moda riunite a Milano: MICAM, MIPEL, TheOne, Fashion&Jewels, Lineapelle, Simac Tanning Tech e FILO.

L’incontro, curato e moderato da Orietta Pelizzari – Global Macro-Trend Forecaster in Creative Industries Cross-Cultural Strategy for Retail Futures – si è distinto per un format originale, dinamico e interattivo, articolato in tavoli di conversazione tematici, con collegamenti in diretta da varie parti del mondo.

Il tema centrale dell’incontro ha riguardato l’evoluzione radicale degli spazi di vendita. Il retail non è più inteso come un semplice luogo di scambio commerciale, ma come una piattaforma culturale contemporanea. In questo nuovo paradigma, il prodotto smette di essere l’unico protagonista per integrarsi in un flusso narrativo più ampio che coinvolge tecnologia avanzata, processi sostenibili e stili di vita. Il negozio fisico e digitale diventa così un luogo dove si generano esperienze complesse e rilevanti, capaci di rispondere a un consumatore sempre più esigente e alla ricerca di valori identitari.

Parlando di futuro del retail, un ruolo chiave non poteva che essere ricoperto dall’’intelligenza artificiale, che si pone non solo come tecnologia abilitante, ma come un vero e proprio motore interpretativo. In un contesto sempre più data-driven, l’AI consente al buyer di leggere in tempo reale i micro-trend lifestyle, trasformando segnali deboli e flussi informativi complessi in insight concreti a supporto delle decisioni di acquisto e della costruzione degli assortimenti. Dai contributi emersi, si delinea un retail sempre più orientato all’esperienza e alla contaminazione tra ambiti diversi, in cui gli spazi fisici si trasformano in luoghi di relazione, scoperta e connessione culturale, mentre le logiche di selezione e proposta diventano sempre più sofisticate e integrate. E qui entra in gioco una nuova figura professionale, quella del Lifestyle Curator Buyer.

IL LIFESTYLE CURATOR BUYER

Una delle novità più significative emerse durante l’incontro è la ridefinizione delle figure professionali, che vede l’emergere del profilo del Lifestyle Curator Buyer. Questa figura supera la tradizionale selezione merceologica settoriale per abbracciare un approccio trasversale.

Il nuovo buyer agisce come un curatore di ecosistemi di consumo: non sceglie solo abiti, ma costruisce mondi in cui moda, beauty, wellness, design e innovazione convivono in maniera fluida. È una visione olistica del mercato, dove l’acquisto diventa una scelta di campo su un intero lifestyle.

Il Lifestyle Curator Buyer è una figura ibrida che unisce le competenze di buyer, redattore, influencer e imprenditore nel settore delle esperienze: è colui che cura i contenuti con lungimiranza, definisce lo stile e lancia nuove tendenze creando una proposta di lifestyle coerente che abbraccia diverse categorie.

Cosa fa in concreto? Crea una “storia” per il negozio, assicurandosi che tutti gli articoli selezionati (abbigliamento, borse, accessori) siano in armonia tra loro, dando vita a un concetto ben definito. Tutti i prodotti all’interno del punto vendita sono coerenti tra loro in termini di  design, qualità, profilo del cliente o la logica stilistica. Per fare questo, il Lifestyle Curator Buyer deve conoscere a fondo la storia e la personalità del marchio, ma anche dei materiali e delle linee, così come della domanda di mercato Il risultato è che il cliente si fida del negozio e delle sue scelte e si lascia guidare da esso.

Come ha sottolineato Maura Basili, presidente di Camera Buyer e tra gli sopiti all’evento,  il Lifestyle Curator Buyer è soprattutto un imprenditore che individua e investe in marchi emergenti, quindi un professionista che anticipa le tendenze, più che seguirle, muovendosi in una realtà dove, più che mai, il vero lusso è rappresentato dall’artigianalità, cuore pulsante del Made in Italy.

I BUYER PROTAGONISTI DELL’EVENTO

La conferenza ha messo in luce i contributi strategici di autorità del retail internazionale sul modello del “Lifestyle Curator Buyer”.

Dall’Italia, Federica Montelli (Fondatrice di Chapter Store) ha parlato di formati retail fluidi ed editoriali, mentre dagli Emirati Arabi Uniti, Anissa Berkani (Harvey Nichols & Bloomingdale’s Dubai) e Tia Avakian (Galeries Lafayette Dubai & Riyadh) hanno discusso di come mantenere l’identità curatoriale nel contesto della scalabilità digitale globale.

La parola è poi passata a  Susanna Grigorian (Head of Buyer presso Helene Marlen – Ucraina), che si è concentrata sulla fiducia e sull’importanza dello storytelling per ogni articolo selezionato.

In Cina, Alessio Liu (B1OCK Hangzhou) ha approfondito l’integrazione tra arte e produzione digitale in-store , mentre Guan Yin/Echo (Lane Crawford) ha trattato il ruolo del buyer nel supportare i clienti attraverso le diverse fasi della vita.  

Hannah Mouncer (Cult Mia) dal Regno Unito ha evidenziato la curatela come un “filtro” vitale per ridurre l’eccesso di scelta in un ambiente digitale sempre più saturo, mentre Diego Stecchi (Luxury Retail Partners – USA e America Latina) ha osservato l’ascesa delle boutique indipendenti rispetto ai grandi magazzini e la crescita del retail nei resort caraibici.

Ancora dall’Oriente, in Corea del Sud, Aaron Seong (Head of Buyer presso Musinsa Empty) ha presentato il modello “culture complex”, in cui gli spazi retail ospitano concetti culturali in continua evoluzione e Tran Thi Hoai Anh (Fondatrice di Runway) dal Vietnam ha sottolineato l’importanza di una direzione estetica chiara nei mercati aspirazionali in rapida crescita.

Tornando in Europa, la parola è passata a Ursula Maria Lemm (Capo Aachen, Germania), che ha parlato di storytelling credibile attraverso la tracciabilità , mentre Elena Pashkenko (Romania) ha definito il lusso attraverso spazi esperienziali come lo Stirbei Palace.