La sostenibilità è un tema ampio e la sensazione è che più se ne parla più emergano complessità. Da dove partire, quindi?
“Abbiamo 10 anni per cambiare il nostro modo di stare su questo pianeta e, di conseguenza, di fare impresa. Per poter raggiungere questo traguardo non si può che collegare il tema della sostenibilità a quello dell'innovazione, unica risorsa che può traghettarci verso la riduzione del nostro impatto sulla Terra.
E il tema sostenibilità deve essere declinato in vari ambiti, non può essere altrimenti, poiché tocca e coinvolge i sistemi produttivi, l’ambiente e il sociale. Personalmente ritengo quest'ultimo ambito fondamentale e talvolta dimenticato. Per me, invece, è e deve essere il punto di partenza: mettere al centro le persone coinvolte nelle varie filiere produttive deve essere il principio di ogni buona politica sostenibile. Ora che si parla tanto di sostenibilità, e va bene parlarne, è giunto anche il tempo, però, di accelerare e di procedere con un cambiamento radicale, efficace e di impatto almeno per quanto riguarda società e persone”.

Quali strumenti possono aiutare a mettere la persona al centro delle riflessioni sulla sostenibilità?
“Tracciabilità, trasparenza, efficaci strumenti di monitoraggio e efficaci politiche governative sono gli ambiti su cui fare leva, ancor più importanti quando si parla di filiere globali, anche molto lontane.
Tracciabilità e trasparenza, temi su cui ormai, è opportuno ricordarlo, è coinvolto non solo il mondo della produzione, ma tutta la filiera del valore – dalla fase di approvvigionamento, produzione, alla fase di distribuzione, vendita e utilizzo. L’efficace monitoraggio e misurazione risultano indispensabili per poter raccogliere dati, informazioni su cui intraprendere azioni preventive e correttive e sui cui misurare i propri miglioramenti nel tempo, in modo trasparente e tracciato in un sistema in cui ruoli e responsabilità dei vari stakeholder risultano chiare e condivise.   
Ricordiamo che puntare sui principi di giustizia sociale e di equità in tutte le filiere non è solo un fatto di correttezza, ma anche uno dei requisiti e degli obbiettivi prefissati dell'agenda ONU 2030 e del Green Deal Europeo, la cui priorità è stata sottolineata anche in sede di World Economic Forum 2021”.

Quali le criticità più forti da superare per raggiungere un’efficace sostenibilità sociale dei prodotti moda? “Uno dei punti a cui prestare particolare attenzione è il necessario miglioramento dei sistemi di monitoraggio che non sempre sono stati efficaci rispetto all'obbiettivo per cui erano stati pensati”.

Vi sono dei casi che più l’hanno colpita di recente?
“Tutte quelle aziende che già da qualche tempo hanno guardato alla sostenibilità non solo come a un dovere da assolvere, ma come un nuovo approccio strategico da integrare efficacemente alla strategia di business, per la creazione di nuove opportunità. Coloro che hanno saputo integrare nel loro schema di lavoro tematiche fino a poco tempo fa impensabili, soprattutto nella moda, come il riciclo, il riuso, materiali rigenerati, processi innovativi, il second hand market. Coloro, quindi, che hanno dato spazio all’innovazione e alla collaborazione con start up innovative nel mondo della moda e sostenibilità.
Penso, anche, a quelle aziende che hanno deciso di investire nella sostenibilità, realizzando piattaforme e siti internet dedicati, intravedendo nella tematica una vera occasione non solo di agire bene, ma anche di comunicare bene e in modo chiaro e trasparente.
Mi ha colpito l’accelerazione fortissima dell'ultimo anno e mezzo, complice la pandemia. Ora sarà importante valutare come dalle parole possano seguire i fatti, la messa a terra di tutte le varie iniziative”.

La moda potrebbe, da comparto molto impattante, trasformarsi in esempio per altri settori?
“Il mondo della moda è un mondo che lavora sul fare tendenza, il che potrebbe rivelarsi una grande opportunità per il tema della sostenibilità. Potrebbe essere in grado di attivare un positivo effetto emulazione. Un’opportunità, un privilegio, che dovrebbe essere accompagnato anche da un forte senso di responsabilità di essere portatori o agenti di un cambiamento per la creazione di una moda e di una società più inclusiva e più equa”.

Quali altre parole chiave di sostenibilità vanno tenute presente?
“Rigenerazione. La rigenerazione è una evoluzione del concetto di sostenibilità. Implica non solo occuparsi di ridare alla natura ciò che alla natura abbiamo sottratto, ma cerca, addirittura, di lasciarla migliore di come l'abbiamo trovata. Per farlo sarà inevitabile far sedere attorno al tavolo soggetti che provengono da mondi anche molto diversi fra loro.
Quindi bisognerà spingere per la nascita di alleanze fra settori diversi: moda e agricoltura, moda e medicale… affinché innovino insieme realizzando materiali dal carattere rigenerativo.
Certo, siamo nell’ambito di una visione, ma del resto è la visione che deve guidare le nostre azioni affinché abbiano uno scopo e raggiungano risultati efficaci”.

Una visione che però non è più considerata follia…
“Quando iniziai ad occuparmi di questi argomenti, le aziende mi guardavano di sbieco, e mi ricordavano che il loro compito era generare profitti. Da quei giorni, per fortuna, le cose sono cambiate, ora la consapevolezza che la sostenibilità non è un “nice to have” ma un “must to have” è ampiamente diffusa e anche in ambito finanziario / imprenditoriale viene promosso la “culture of purpose” e le aziende vengono sollecitate a rifocalizzare i loro obiettivi che non dovranno essere prioritariamente orientati alla generazione dei profitti ma bensì al “come” i profitti vengono generati. Ci stiamo senza dubbio affacciando a una nuova era, ma non bisogna dimenticare o abbandonare l'idea di avere pensieri dirompenti, anche a costo di farsi tacciare come sognatori e utopisti.
Ovviamente, alla visione vanno accostati passi concreti, magari incerti e non perfetti, che ci consentano di avvicinarci con gradualità al punto di arrivo immaginato”.

A livello metodologico su quali snodi bisogna ancora lavorare?
“Sull’adottare sempre una visione olistica: azioni che ci sembrano ottimali per raggiungere un obbiettivo, ma che potrebbero portare danni in altri ambiti, vanno mediate e bilanciate. La visione di lungo periodo non deve essere una scusa per non scorgere i danni collaterali che potrebbero generarsi da un approccio rigido. Gli stessi obbiettivi dell'ONU ci insegnano a mantenere una visione d'insieme, capace di integrare ambiti diversi fra loro, ma non così distanti come si potrebbe essere indotti a pensare.
Altro nodo da sciogliere è quello della misurazione e dei dati. Proprio dal World Economic 2021 è emersa la necessità e la volontà di individuare uno standard internazionale che consenta una misurazione univoca delle azioni rivolte alla sostenibilità. Cosicché sia più facile individuare gli ambiti in cui migliorare, sia semplice confrontare realtà differenti, e sia possibile valutare effettivamente il raggiungimento o meno degli obbiettivi stabiliti.
Concretezza e comparabilità delle azioni sono, inoltre, fondamentali per combattere il fenomeno del green washing.
Gli strumenti che già esistono sono validi e vanno utilizzati, ma il percorso che dobbiamo avere in mente è quello che conduce a uno standard/framework internazionalmente condiviso da un ampio numero di stakeholder rappresentanti del mondo imprenditoriale, governativo, non governativo, associativo, accademico”.


CHI È Rossella Ravagli
Impegnata da 25 anni nel campo della responsabilità sociale e sostenibilità. Dopo aver conseguito una laurea in Scienze Statistiche ed Economiche presso l'Università di Bologna e un master in qualità, ha avuto una prima esperienza di consulenza e dal 1996 ha iniziato a occuparsi a tempo pieno di responsabilità sociale e sostenibilità come CSR manager per due enti di certificazione. Dal 2008 al 2020 ha proseguito il suo percorso professionale come "Head of Corporate Sustainability and Responsibility" presso Gucci. Nel suo ruolo ha guidato l'azienda a raggiungere una leadership riconosciuta a livello internazionale sulla sostenibilità. Da Gennaio 2021 è  Sustainability Strategic Advisory,  Board e  Direttrice del Corso Triennale di Alta Formazione in Moda Sostenibile in Accademia UnIdee – Fondazione Pistoletto. Autrice di articoli, pubblicazioni e relatrice in vari convegni.