La storica realtà imprenditoriale di Vigonovo (VE) è da generazioni un punto di riferimento per la qualità e il lusso della calzatura donna. “Da tre generazioni realizziamo calzature di qualità coniugando l’eccellenza artigianale che ci contraddistingue con l’innovazione continua dei processi e dei materiali – afferma Paola Smajato -. Il nostro sguardo è sempre rivolto al miglioramento costante. Investiamo in formazione, tecnologia e nel talento dei giovani. Vogliamo creare un ambiente in cui le nuove idee possano crescere e contribuire al rinnovamento del settore. Custodiamo una grande eredità, la nostra storia non smette di evolvere, lavoriamo con costante passione, competenza e visione”.
Il Calzaturificio Valbrenta è noto per la grande collaborazione con marchi del lusso mondiali e designer emergenti. Cosa cerca oggi il cliente del lusso?
Il nostro focus resta sulle grandi maison della moda, partner fondamentali per volumi e complessità progettuale. Collaboriamo con designer emergenti e brand innovativi perché crediamo nei giovani e nel valore del talento. Offriamo supporto tecnico e progettuale sin dalle prime fasi, contribuendo alla crescita di visioni nuove che rappresentano il futuro del settore. In uno scenario in continuo cambiamento, rispondiamo rafforzando ciò che ci distingue: flessibilità, know-how artigianale, sostenibilità e attitudine al miglioramento continuo. Oggi i clienti del lusso, oltre al prodotto, richiedono servizi aggiuntivi come reattività nello sviluppo, velocità nella prototipazione, capacità di co-design e una gestione trasparente della qualità. Anche la riduzione delle quantità minime per collezioni più snelle è una necessità sempre più frequente. I brand emergenti ci chiedono inoltre la gestione logistica, servizio che noi offriamo da sempre.
Come vede la situazione attuale del mercato?
Oggi il mercato è estremamente volatile e competitivo, ma emergono alcuni segnali chiari. I paesi che mostrano una migliore propensione all’acquisto sono quelli con una forte tradizione del lusso e una domanda stabile di prodotti Made in Italy. Europa Centrale, Francia e Regno Unito restano mercati di riferimento insieme al Nord America, che continua a cercare qualità e servizio. Parallelamente, mercati più giovani come Corea del Sud e paesi del Golfo mostrano crescente interesse verso prodotti premium e innovativi. La tipologia di prodotto più ricercata è quella che combina estetica contemporanea, comfort e attenzione ai materiali: il consumatore finale è più informato, vuole capi sostenibili, tracciabili e durevoli. I brand trasferiscono queste richieste lungo tutta la filiera. Crescono i progetti con componenti innovativi e tecniche evolute, compreso le lavorazioni più leggere e materiali responsabili.
Quanto conta la sostenibilità nella moda e per il vostro marchio in particolare?
La sostenibilità è un valore centrale per la nostra azienda e per i brand del lusso con cui collaboriamo. Oggi non si tratta più soltanto di una scelta etica, ma di un requisito imprescindibile per essere competitivi: i clienti finali sono più consapevoli, i brand sono chiamati a garantire trasparenza e le normative europee diventano sempre più stringenti. Nel settore del lusso la sostenibilità deve convivere con l’eccellenza, senza compromessi: materiali di qualità, filiere tracciabili, processi responsabili e prodotti destinati a durare nel tempo. In questo senso il Made in Italy rappresenta un vantaggio distintivo, perché unisce artigianalità, cultura produttiva e attenzione alle persone. Per noi sostenibilità significa ridurre l’impatto ambientale usando materiali e processi più responsabili. Valorizzare il capitale umano, la sicurezza e il benessere delle persone. Sostenere la filiera locale, rafforzando la comunità e la tradizione del distretto. Infine, innovare continuamente per rendere la qualità compatibile con il futuro.
Come si sente nel ruolo di neo Vicepresidente di Assocalzaturifici?
Mi sento onorata e sono profondamente impegnata. Continuo ad occuparmi della mia azienda e del territorio, affacciandomi però alla prospettiva nazionale. Ho grande fiducia e stima dei colleghi e soprattutto della Presidente Giovanna Ceolini”.
Quanto sta cambiando l’imprenditoria moda e la figura stessa dell’imprenditore?
Il modello tradizionale, basato solo sul prodotto e sulla creatività, non è più sufficiente. Oggi l’imprenditore deve essere una figura capace di leggere scenari complessi, innovare e guidare il cambiamento. Le principali evoluzioni in atto sono la visione globale e strategica, dove il business non si gioca più solo sul prodotto finito, ma supply chain, logistica, geopolitica e digitalizzazione influenzano le scelte imprenditoriali in modo determinante. La sostenibilità diventa un driver competitivo, un requisito di accesso al mercato. Trasparenza, tracciabilità e responsabilità sociale sono competenze imprenditoriali necessarie. La nuova imprenditoria deve inoltre valorizzare i giovani e mettere al centro contaminazione, co-design e collaborazioni con nuovi brand. Non ultimo, ma significativo, è necessaria una leadership inclusiva orientata alle persone, perché formazione, sicurezza e cultura aziendale sono un vero e proprio pilastro.
Se oggi dovesse uscire a fare shopping, in quale negozio andrebbe e quale accessorio moda acquisterebbe?
Credo che sceglierei un paio di scarpe prodotte da noi: conosco la qualità del nostro lavoro e so quanto valore c’è dietro ogni modello. Inoltre, mi piace collezionare i prodotti dei brand con cui collaboriamo: è un modo per sostenere i nostri partner e portare con me una parte del loro progetto. Parallelamente, mi concederei un giro nei mercati vintage, che sono una fonte inesauribile di ispirazione. I corsi e ricorsi storici della moda mi affascinano: trovare dettagli, forme e materiali del passato e reinterpretarli in chiave contemporanea aggiunge profondità alla ricerca e al design.
Quali designer l’hanno maggiormente colpita di recente?
Oggi ci sono molti designer che stanno portando contributi interessanti, ognuno con una propria visione. Mi colpiscono in particolare quei brand, sia affermati sia emergenti, che riescono a unire creatività, qualità dei materiali e una ricerca responsabile nella produzione. Apprezzo chi interpreta l’heritage in modo contemporaneo, senza perdere l’attenzione al comfort, all’usabilità e alla sostenibilità. È questo equilibrio tra estetica e funzione che, secondo me, rappresenta davvero il futuro del nostro settore. Senza dimenticare il nostro rinomato Politecnico Calzaturiero che “sforna” ogni anno designer eccellenti.
Quali sono i trend che vedremo emergere e dominare nelle prossime stagioni?
Nelle prossime stagioni vedremo emergere un’estetica che unisce desiderio di autenticità e ricerca di comfort. La moda sta tornando a privilegiare forme più morbide, materiali piacevoli da indossare e dettagli funzionali, senza rinunciare alla bellezza. Il consumatore è sempre più attento a ciò che indossa: vuole prodotti che raccontino una storia, che durino nel tempo e che sappiano esprimere la sua identità in modo personale, non omologato.
