Secondo i dati OCSE, la quota di aziende con almeno dieci dipendenti che adottano l’intelligenza artificiale è passata dal 6% nel 2020 al 20% nel 2025. In cinque anni, più che triplicata. Qualcuno potrebbe leggere questo dato come un segnale incoraggiante di diffusione tecnologica. Chi conosce il manifatturiero sa che la vera domanda non è quante imprese adottano l’AI, ma quante la usano per generare valore reale.
Perché qui si apre la crepa. Uno studio Accenture rivela che, nonostante l’86% delle aziende investa in AI, solo il 18% riesce a generarne valore concreto. I motivi? Principalmente la scarsa preparazione della forza lavoro, la mancanza di infrastrutture informative adeguate e — aggiungiamo — la tendenza a usare l’AI come strumento di comunicazione prima ancora che come strumento operativo. Siemens, Volkswagen, BMW e Michelin stanno già implementando l’AI per ottimizzare produzione, logistica e controllo qualità. E le aspettative sono concrete: per gli Stati Uniti si prevede un aumento della produttività manifatturiera del 2,7% nel 2025 proprio grazie all’AI.
L’Italia, da questo punto di vista, parte con uno svantaggio significativo: l’83,6% delle imprese con almeno dieci addetti non adotta tecnologie AI, secondo i dati ISTAT di dicembre 2025. Un dato che pesa, in un Paese che è ancora una potenza manifatturiera, ma che fatica a colmare il gap di competenze, a navigare l’incertezza normativa e a sostenere i costi di adozione. La Francia, per fare un confronto, ha già finanziato un data center AI per Mistral con 830 milioni di dollari tramite un consorzio bancario.
AI E CALZATURE
Calzature, un comparto dove l’artigianalità è un valore autentico, così come l’innovazione tecnologica.
Il mercato calzaturiero globale ha raggiunto nel 2023 un valore di circa 417,5 miliardi di dollari, con stime che lo portano a 642,16 miliardi entro il 2032. Un settore industriale di primissimo piano, quindi, con dinamiche competitive globali. E l’AI, in questo contesto, non è più un’opzione da esplorare nei convegni, ma una necessità strategica per la competitività e la sostenibilità del settore nei prossimi anni.
Le applicazioni lungo la filiera sono già concrete e documentate. Sul fronte del design, strumenti di generative AI consentono di trasformare uno sketch in un’immagine in pochi secondi, esplorando infinite varianti stilistiche sulla base di parametri definiti dal designer. Mentre l’AI può generare design, richiede sempre la visione del designer e istruzioni chiare per farlo: l’intelligenza umana resta al centro, ma viene amplificata, non sostituita.
Sul fronte della personalizzazione, il livello di sofisticazione raggiunto è notevole. Aziende come Volumental usano tecnologie avanzate come computer vision e AI per fornire raccomandazioni personalizzate di taglia e stile: le scansioni 3D dei piedi catturano dieci dati cruciali, e le raccomandazioni sono addestrate su oltre 45 milioni di scansioni combinate con milioni di acquisti passati. Un sistema che riduce i resi e migliora la soddisfazione del cliente, due obiettivi che per qualsiasi brand rappresentano voci di bilancio concrete.
In produzione, l’impatto è altrettanto tangibile. Robot equipaggiati con sistemi AI basati su modelli di deep learning sono ora in grado di eseguire operazioni complesse con alta precisione e velocità, dal taglio alla cucitura, dall’assemblaggio dei componenti all’organizzazione delle solette, sostituendo il lavoro manuale ripetitivo con prestazioni costanti, costi ridotti e tempi di produzione più brevi.
Nella supply chain, i guadagni sono misurabili: i modelli predittivi basati su machine learning hanno già mostrato tassi di accuratezza fino al 97% nelle previsioni per singolo prodotto e all’85% per categoria, abilitando decisioni più precise e agili.
CON IL PROGETTO FAIST L’AI ARRIVA IN FABBRICA
Il modo migliore per capire se una tecnologia funziona davvero è guardare cosa succede quando viene portata sul campo, non in un laboratorio ma in una fabbrica che deve rispettare le consegne, gestire i fornitori e chiudere i bilanci.
Il progetto FAIST (Fabbrica Agile, Intelligente, Sostenibile e Tecnologica) è un consorzio nazionale progettato per modernizzare l’industria calzaturiera e pellettiera portoghese attraverso l’innovazione applicata. Riunisce oltre quaranta partner — produttori, fornitori di tecnologia e istituzioni di ricerca — e si estende da giugno 2022 a giugno 2026 con un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro.
Tre casi concreti mostrano il percorso dall’intenzione al risultato.
Il primo è Olifel, società fondata nel 1988 a Felgueiras che sviluppa software gestionale per produttori di suole. All’interno di FAIST, Olifel ha sviluppato Visualgest, un motore di pianificazione e schedulazione che considera scadenze, priorità cliente, disponibilità materiali, capacità macchine, stampi, colori e tempi ciclo per generare scenari ottimizzati in pochi minuti. Gli obiettivi dichiarati sono specifici: riduzione del tempo di ciclo di pianificazione da otto ore a una; aderenza agli schedule portata dal 50% al 98,5%; utilizzo delle risorse critiche (ad esempio le linee suole) aumentato dal 60% all’84%; work-in-process ridotto da 10 a 2 unità; non conformità abbattute da 10 a 4 unità. Non si tratta di percentuali estratte da una brochure: sono KPI misurabili, legati a dati di fabbrica reali.
Il secondo caso è ISI, produttore portoghese specializzato in suole iniettate con circa 130 dipendenti. La sostenibilità è un pilastro del modello di business di ISI: l’azienda detiene la certificazione ISO 14001 e RCS (Recycled Claim Standard), e il suo focus sul “zero waste” prevede il recupero e la micronizzazione degli scarti di produzione, inclusi materiali come le palline da tennis dismesse. All’interno di FAIST, ISI sta implementando strumenti per monitorare la CO₂ emessa per ogni paio prodotto oltre che collegare la pianificazione di produzione al monitoraggio in tempo reale dell’andamento della fabbrica. Il risultato atteso? ISI prevede una riduzione del 90% nel tempo del ciclo di pianificazione grazie all’utilizzo dell’AI.
Il terzo caso è MIND, sviluppatore di soluzioni CAD/CAM industriali fondato nel 1997, con una quota di circa il 30% dei ricavi legata alla calzatura. Nel modelling, MIND riporta casi in cui il tempo di sviluppo del campione è sceso di circa tre quarti, passando da otto settimane a circa due per ottenere l’approvazione del design. L’efficienza del piazzamento legato al taglio dei materiali è proiettata in miglioramento fino a tre punti percentuali, traducendosi in risparmi equivalenti di materia prima e meno pezzi difettosi.
EXPORT E AI: LA COMPETITIVITÀ PASSA PER I DATI
C’è un ulteriore piano su cui l’intelligenza artificiale sta cambiando le carte in tavola per le imprese del made in Italy, calzatura inclusa: quello dell’internazionalizzazione.
Le esportazioni italiane nel 2025 hanno raggiunto 640 miliardi di euro, con oltre 120.000 imprese esportatrici. Ma la crescita non è uniforme: mentre farmaceutica e mezzi di trasporto avanzano, tessile e abbigliamento arretrano del -2,2% per il secondo anno consecutivo. In questo scenario di forte selettività dei mercati, la capacità di analizzare rapidamente dove e come vendere diventa discriminante.
Giorgio Spina, CEO di Execus, va dritto al punto: l’AI generativa, in questo contesto, è un asset strategico. Il report McKinsey “The economic potential of generative AI” stima che l’AI generativa possa incrementare la produttività delle attività knowledge-intensive tra il 30% e il 45%. E i dati della ricerca AI 4 Italy, condotta da TEHA Group con Microsoft Italia, confermano che il 47% delle aziende che usano l’AI dichiara una crescita dei ricavi superiore al 5%.
Applicata all’export, l’AI consente di ottimizzare le rotte logistiche internazionali, automatizzare la documentazione doganale, gestire i contenuti commerciali in più lingue e analizzare quasi in tempo reale le performance per mercato, canale e linea di prodotto. Non è burocrazia tecnologica: è la riduzione dell’asimmetria informativa che oggi penalizza le PMI rispetto ai grandi player globali.
Il filo che unisce questi scenari — dalla fabbrica portoghese di suole al piccolo produttore italiano che vuole espandere l’export — è uno solo: l’AI crea valore quando parte da un obiettivo preciso, lavora su dati disponibili e viene misurata su indicatori concreti come tempi di pianificazione, aderenza agli schedule, scarti, consegne puntuali, conversioni sui mercati esteri. Chi aspetta il momento perfetto, i dati perfetti o il sistema perfetto, rischia di trovarsi a inseguire concorrenti che hanno già imparato a correre.
L’innovazione digitale e tecnologica, tra cui l’AI, possono concretamente cambiare il profilo industriale della produzione e del business calzaturiero. Expo Riva Schuh e Gardabags lo hanno capito da tempo; infatti, da molti anni ospitano l’Innovation Village Retail selezionando e dando voce a interessanti Startup di caratura internazionale. Un’attenzione che si confermerà anche durante la prossima edizione (13-16 giugno 2026) che ospiterà anche la presentazione dei risultati del progetto FAIST, di cui abbiamo accennato poco fa.
Riva del Garda, quindi, punto di riferimento non solo per il business internazionale di scarpe e borse, ma anche occasione unica per informarsi su come innovare lungo la filiera della moda.
