Tra le principali tendenze, legate alle sostenibilità e che caratterizzano il mondo del fashion emergono soprattutto l’economia circolare e le “avacollection”, come dimostra l’approfondimento del London College of Style, accademia di riferimento nel mondo dell’educazione creativa. Si tratta di vere e proprie collezioni digitali disegnate e progettate su corpi virtuali e indossate da modelli avatar che sfilano sulle passerelle del metaverso. Questo termine, nato già nel 1992, oggi è sempre più diffuso perché rappresenta una delle evoluzioni di Internet. Il concetto è difficile da definire in modo esatto, ma indica un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar.

Avacollection

Ecco, dunque, l’approccio innovativo proposto dall’industria della moda per ridurre sprechi e consumi: brand e stilisti si affidano a collezioni virtuali per ridurre circa del 97% le emissioni di carbonio per ogni capo prodotto. L’obiettivo è la realizzazione di pezzi digitali unici, vestiti e accessori coerenti con gusti e misure fisiche che i consumatori possono scegliere da remoto e con sicurezza, senza l’inconveniente del reso.

“La moda è parte integrante del metaverso e della sua rivoluzione: la prima «Metaverse Fashion Week» che si è svolta su Decentraland è una delle conferme di questo trend” afferma Billy Berlusconi. E continua “le «avacollection», sempre più professionali, abbattono sprechi e consumi, ci consentono di risparmiare tempo, favoriscono la virtual experience del cliente, abilitano soluzioni virtuose di sistema perfezionando le pipeline produttive e rendendole più green”.

Billy Berlusconi – fondatore di Igoodl

Billy Berlusconi è il fondatore di Igoodl, prima avatar factory italiana che realizza gemelli virtuali fotorealistici. Si tratta di un set di dati che comprendono misure antropometriche, analisi della forma fisica e una tabella taglie personalizzata del soggetto in questione. Questo consente agli avatar di abilitare la piena personalizzazione virtuale dell’atto di acquisto.

Grazie agli avatar, che rappresentano dei gemelli virtuali, i consumatori possono provare i capi di loro gradimento, riducendo del 70% la restituzione degli abiti nei negozi di alta moda. Inoltre, tra i vantaggi di questa modalità di fare shopping c’è che il tutto può avvenire da remoto, per esempio tra le mura di casa, evitando gli spostamenti. Questo potrebbe essere un vero beneficio per un consumatore che ha necessità immediate ma mancanza di tempo a disposizione per concedersi un giro di boutique e atelier.

Insomma, il concetto è quello di una moda sostenibile, immediata, che risponde alle esigenze in qualsiasi orario e fatta su misura. In alcuni casi, i clienti hanno la possibilità di interagire con uno stilista virtuale che può fornire consigli mirati in base a gusti, stile e occasioni d’uso. Questo può portare verso ciò che è stato definito “Direct to Avatar”, ovvero un modello di business emergente che vende i prodotti direttamente all’interno delle realtà virtuali.

Ciò comporterebbe, da parte dei consumatori, l’accesso alla piattaforma per acquistare tramite il proprio avatar, in un’ottica sempre più fluida tra la realtà e il digitale. Lo scopo, oltre alla sostenibilità, è anche quello di migliorare l’esperienza di acquisto, fattore sempre più importante affinché un brand venga scelto dai compratori. Le persone si stanno abituando velocemente alle evoluzioni tecnologiche e hanno un occhio di riguardo verso le aziende che le accolgono e le sfruttano per rivoluzionare il proprio servizio.

Gli avatar sono mezzi all’avanguardia che consentono di sviluppare capi di abbigliamento in maniera precisa e accurata, consentendo ai professionisti del settore di effettuare un utilizzo consapevole dei materiali e delle risorse a disposizione.

Quella che sta avvenendo, in tante forme e con diverse iniziative, è una vera e propria evoluzione green, il cui obiettivo è la salvaguardia del pianeta. Il mercato globale della moda sostenibile raggiungerà un valore di mercato pari a 8,5 miliardi di dollari entro il 2023 (+7% rispetto al 2020), secondo quanto riportato su Sustainable Magazine. Questo grazie all’utilizzo e all’introduzione di tecnologie innovative, oltre alla disponibilità di nuovi materiali sostenibili.