La moda italiana cresce col traino dei paesi extra UEIn occasione della conferenza stampa per la presentazione di Pitti Uomo 86, Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, ha commentato i dati settoriali: bene sui paesi extra UE, ma rallenta l’Europa.

Mag 08, 2019
Posted in: , Mercati

Claudio Marenzi davanti alla platea di giornalisti del Four Season commenta così i dati settoriali del tessile-moda elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda: “La crescita è stata trainata soprattutto dai Paesi extra UE; verso la fine dell’anno si è registrato un rallentamento dell’Europa, con in particolare un segno negativo dopo anni per Germania e Spagna, che prevediamo continuerà nel 2019. Segnali positivi sono arrivati da Stati Uniti, Cina e Corea del Sud; è tornato a crescere il Giappone, stabile negli ultimi anni, mentre si è assistito a una nuova flessione della Russia. Il 2019 dovrebbe rimanere in linea con l’anno precedente”.
Ma vediamo al dettaglio: il prospetto di crescita per il 2018 è di +2,1% a quota 55,2 miliardi di euro, 1,13 miliardi in più rispetto al consuntivo del 2017. Il commercio internazionale si è rivelato meno dinamico delle attese rallentando il ritmo di crescita a +2,8% per un valore di 31,5 miliardi di euro. L’Europa rallenta a -0,1% le aree extra UE segnano un aumento del +6,4% con Usa che si qualifica come primo mercato extra UE con una crescita del +3,1%, la Svizzera cresce del +14,8%, in estremo oriente Hong Kong e Cina segnano rispettivamente +2,1% e +23,6% che, sommati, in valore (3.035 milioni di euro) sono secondi solo alla Germania, primo mercato del made in Italy con andamento però negativo (-0,7%).
Il Giappone cambia passo e segna un aumento del +7%, la Corea del Sud segna +11,3%. La Russia, invece, dopo la ripresa del 2017, frena al -0,4%.
Il 2019 si è aperto con una flessione del -2,8% del fatturato e restano alti i timori delle aziende nei confronti dell’instabilità a livello globale tra lotta dei dazi tra USA e Cina, barriere doganali, leggi che rendono sempre più difficile operare sui mercati internazionali, soprattutto per le Pmi, le meno strutturate ad affrontare questi aspetti. “Si sta creando un divario sempre più accentuato tra chi ha le dimensioni e le risorse economiche per poter esportare e chi non li ha” è stato in commento conclusivo di Claudio Marenzi.

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