Il made in Italy sull’altalena dei mercati internazionaliI primi dieci mesi dell'export italiano 2017, secondo i dati di Assocalzaturifici

Mar 05, 2018
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Il made in Italy sull’altalena dei mercati internazionali

La curva dell’export italiano nel 2017 parte da un timido +1,9% nel primo trimestre per impennarsi al +2,9% nel secondo e ridiscende ad un poco esaltante +0,2% nel terzo. La serie negativa si interrompe però ad ottobre registrando un deciso ed incoraggiante miglioramento, al +9,3%.
Per effetto di queste dinamiche l’export italiano dei primi dieci mesi del 2017 sale del 3,3% in valore a quota 7.778,60 milioni di euro, e del +1,5% in quantità per un totale di 180,6 milioni di paia. E’ quanto evidenziato dalla nota congiunturale di settore presentata dal Centro Studi di Assocalzaturifici.
L’andamento nei singoli mercati di destinazione resta però molto altalenante. Mentre l’UE28 come aggregato è relativamente stabile (+2,2% in valore e -0,1% in quantità nel periodo di riferimento), ci sono significative differenze tra paese e paese: la Francia è lievemente positiva nei valori e quantitativi, mentre Germania, Regno Unito e Belgio presentano valori positivi e flessioni nei quantitativi e l’Olanda, piattaforma commerciale della calzatura, cede dell’8,7% nei valori e del 7,5% nei quantitativi. La Spagna prosegue invece il suo recupero come anche la Polonia, sede di delocalizzazione della calzatura italiana, che cresce addirittura a doppia cifra (+16,9% e +15,5%). Fuori dall’UE, ma sempre in Europa, la Svizzera conferma il suo ruolo di piattaforma commerciale europea, archiviando valori in aumento del +19,7% e quantitativi al +8,2% e confermandosi come seconda destinazione del made in Italy.
Si rafforza la ripresa nell’area CIS (+15,9% e +21,5%) trainata dal recupero a doppia cifra della Russia (+20% e +28,4%), mentre le altre due principali destinazioni dell’area, Ucraina e Kazakistan, presentano valori positivi (più ridotti nel caso dell’Ucraina) e quantitativi negativi.
La performance del made in Italy in Nord America resta invece non esaltante, con gli Usa che cedono sui valori (-4,8%) ma si attestano positivi sui quantitativi (5,5%), segno che anche qui gli imprenditori hanno fatto leva sul prezzo per restare sul mercato, e si conferma negativo il Canada (-5,7% e -1,4%).
Anche in Asia il made in Italy resta altalenante con la Cina positiva sia nei valori che nei quantitativi mentre Hong Kong presenta solo segni negativi. Spostandosi più a est, l’impero del sole continua a mostrare una performance negativa (-6,5% e -10,5%) mentre la Corea del Sud prosegue la sua corsa a doppia cifra (+14,3% e +11,5%).

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