Il futuro del BBF nei nuovi mercatiPresentato in occasione del 10.mo Luxury Summit del Sole 24 Ore, il nono rapporto “Esportare la dolce vita” di Confindustria esplora il potenziale del Bello e Ben Fatto italiano sui nuovi mercati, ipotizzando una crescita del 40% nei prossimi sei anni, con un export oscillante tra i 15-18 miliardi di euro. Con un 10% circa imputabile alla calzatura.

Ago 01, 2018
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Il modello italiano basato sul “bello e ben fatto” (BBF) ha conquistato anche i mercati emergenti: Andrea Montanino, direttore del Centro Studi di Confindustria presenta i risultati dello studio sviluppato con Prometeia al Luxury Summit, indicando nella cifra di 10 miliardi di euro il cospicuo peso delle importazioni di BBF italiani da parte dei mercati emergenti nel 2017:edv-andrea-montanino “Una cifra che potrebbe aumentare fino a 15 miliardi nei prossimi sei anni, 18 in uno scenario più ottimistico, nel caso di riesca ad attuare un’azione mirata e coordinata a livello di imprese, associazioni e sistema paese”.
Già nel 2017 le importazioni di BBF italiani dei paesi emergenti sono arrivati a valere il 14% delle importazioni del mondo. Quale la ricetta di questo successo? Il modello italiano basato su creatività e qualità, su innalzamento delle competenze e upgrading produttivo che ha permesso all’Italia di posizionare i prodotti dei settori moda, design e gusto sulla fascia alta di mercato, dove viene loro riconosciuto un premio di prezzo del +20%.
Il modello italiano si basa anche su una politica commerciale espansiva, che punta sui nuovi mercati: lo studio ne fornisce una fotografia dettagliata, indicando quelli top premium – Cina, Russia e Emirati Arabi Uniti –, in decollo – Arabia Saudita, Messico, Malesia – e dalle piccole dimensioni, ma con un potenziale interessante – Tailandia, Brasile, Kazakistan. Con la presenza di molti agguerriti competitor, l’Italia però ha saputo ritagliarsi un ruolo importante su queste piazze, dove spesso ai suoi prodotti viene riconosciuto un premio di prezzo. Si tratta di mercati dove si attende una decisa crescita dei consumi e il rafforzamento della classe dei nuovi ricchi: secondo la stima del rapporto tra sei anni, il bacino di consumatori potenziali per i BBF italiani crescerà di 174 milioni di unità, un aumento superiore a quello atteso dai mercati maturi.
Tra i settori analizzati dallo studio, quello della calzatura rappresenta il 10,2% degli acquisti di BBF da parte dei mercati emergenti. Una quota che potrebbe essere ritoccata al 10,8% nel 2023, grazie alla crescita delle varie piazze di Europa Orientale, Nord Africa e Medio Oriente, Asia e edv-emergentiAmerica Latina.
Le importazioni di calzature BBF italiane dei paesi emergenti nel 2023 arriveranno a sfiorare 1,6 miliardi di euro, con +505 milioni di euro di valore (+47%): la Russia rimarrà il mercato chiave con margini di espansione molto superiori a quelli della Cina (+169 milioni di euro a fronte di +115 milioni), ma anche in mercati come la Turchia e il Sudafrica, il made in Italy potrebbe rafforzare la sua posizione.
Lo studio analizza anche i competitor del made in Italy nei mercati emergenti: la Cina in Russia, l’Indonesia in Cina, evidenzia una perdita di competitività negli Emirati Arabi e in Arabia Saudita e, per contro, un rafforzamento in Turchia, Messico e Sudafrica. Se invece si analizzano le quote, la crescita più decisa nel 2017 è stata ottenuta in Libano (+30%, il mercato che è cresciuto di più anche nel periodo 2012-2016), seguito da Cina (20%, ma con importazioni dieci volte più consistenti), Turchia e Russia al +15%. Il rapporto conclude che i paesi dove le calzature BBF italiane guadagneranno maggiori quote nei prossimi sei anni saranno la Turchia (+5%), seguita da Cina, Sudafrica e Messico, mentre gli incrementi di potenziale più consistenti verrano registrati in Russia e Cina, nonché nei più dinamici mercati di Sudafrica e Turchia.

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