Confindustria racconta la moda italiana in un libroIl settore della moda italiana alza la testa e racconta con orgoglio l’unicità della sua industria e della sua filiera in un libro: “Lo stato della moda” prodotto da Confindustria Moda.

Feb 07, 2019
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confindustria-generica-4E’ tra i primi settori dell’industria italiana, il primo per vocazione all’export. Ed è anche il sistema con il maggiore valore aggiunto in Europa: il tessile-moda italiano archivia tanti primati ma fatica ancora a farsi conoscere e rappresentare. Ed ecco allora che una pubblicazione come confindustria-claudio-marenzi“Lo stato della Moda” può fare la differenza: “è una presa di coscienza di chi siamo e di dove stiamo andando – spiega Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda nella prefazione al libro – per tanto tempo la moda è stata percepita esclusivamente nella sua dimensione glamour…. Le nostre eccellenti mani, capaci di disegnare i capi e gli accessori più belli al mondo restavano in seconda fila, mentre il mondo ci invidiava ciò che eravamo capaci di fare, a volte imitandoci”. Dietro ai capi d’abbigliamento in sfilata, dietro ad un paio di sandali gioiello, ad un paio d’occhiali c’è una intera filiera di valore che si fatica a raccontare: ci prova la giornalista Paola Bottelli che nel suo contributo alla pubblicazione, “Il valore irripetibile della confindustria-paola-bottellifiliera”, spiega soprattutto ai Millennial cosa significa il back office della moda. Quello che sta alle spalle di un prodotto bello e ben fatto made in Italy, il “saper fare” della nostra industria e dei nostri artigiani. Ed esorta il sistema ad aprire un canale di comunicazione coi social media che possono diventare i più grandi alleati nel mettere in luce il valore unico e irripetibile di queste competenze nascoste.
In un mondo dove tutto è più veloce e si impone il fast confindustria-generica-2fashion, il sistema moda italiano non dovrebbe rincorrere bensì cercare di esaltare le proprie, migliori, caratteristiche: tradizione, artigianalità e gusto. E’ quanto auspica il sociologo e saggista Francesco Morace nel suo intervento “Una alta risoluzione per il Sistema Italia”: il tema dei prossimi anni deve diventare quello della “qualità reale e percepita” confindustria-franceswsco-moracecontro la “bassa risoluzione” imposta dalla pervasività del digitale che rende veloce, condivisibile, accessibile, ma secondo la logica del desiderio immediato che diventa capriccio. Il made in italy deve essere altro: “L’alta qualità della fattura, richiede conoscenza, pazienza, rifinitura, approfondimento, cura e saper fare”. Garantire il gusto, l’ingegno e la qualità, conditi con la creatività tipica italiana.

La moda italiana, una serie di primati

Quarto settore industriale italiano per valore (24,2 miliardi di euro), secondo come numero di occupati, e primo a livello europeo per valore aggiunto con una percentuale del 34% (pari alla somma dei comparti di Francia, Spagna, Germania e UK): è come si posiziona il tessile-moda italiano a livello

MARCO FORTIS FONDAZIONE EDISON

nazionale ed europeo. Lo evidenzia lo studio condotto di Marco Fortis, direttore e vice presidente di Fondazione Edison, “L’industria del tessile, moda e accessorio nell’economia nazionale, europea e mondiale” per lo “Lo stato della Moda”.
Caratterizzato da una grande vocazione all’export, il settore continua a crescere costantemente, superando la soglia dei 60 miliardi di euro nel 2017, con un saldo commerciale che sfiora i 28 miliardi. E’ caratteristica del settore, inoltre, che l’export sia realizzato dalle aziende produttrici (per il 68% del totale): le stesse aziende che rendono il tessile-moda italiano leader nei flussi sia extra-UE che intra-UE.
A livello mondiale, l’Italia si posiziona nella top 5 globale per saldo commerciale con ben 372 prodotti del sistema moda (su un totale di 1.004), per un surplus commerciale di circa 34,7 miliardi di euro. Tra i comparti, le calzature sono responsabili di un surplus di 5,8 miliardi di euro.
La Francia è la prima destinazione della moda made in Italy, con una quota del 10,1%, fuori dall’Europa USA; Far East, Russia ed Emirati Arabi sono i principali acquirenti della moda italiana.

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